I maestri della ceramica

Solimene Art

Mani che modellano la creta, torni che plasmano oggetti di pura creta. Un’abilità artigiana che rivive nelle parole di Pierfrancesco Solimene, eccellenza di “Italia Bellissima”.

La nostra azienda è a conduzione familiare, essendo la mia la quarta generazione di ceramisti. Fin dall’infanzia sono stato a contatto con questa materia e posso affermare di essere cresciuto a ‘pane e ceramica’! Ricordo ancora le sensazioni quando, da piccolo, mi divertivo a dipingere le piastrelle usando scodelle traboccanti di colore e lo stupore che percepivo nel visionare il risultato dopo la cottura. L’attività ceramica iniziò con mio bisnonno e con mio nonno Francesco, poi le ditte si susseguirono negli anni con l’allargarsi della famiglia. La Solimene Art nasce nel 2003 con la volontà di riappropriarsi del fatto a mano, delle modalità totalmente artigiane eseguite con il lavoro di bottega.

Durante gli anni, la lavorazione ceramica ha avuto uno sviluppo fino ad arrivare, negli anni ’70/’80 del secolo scorso, ad un’industrializzazione del prodotto. Tuttavia, complice la crisi degli ultimi decenni, si è cercato di valorizzare il prodotto non come oggetto seriale ma come oggetto artistico dotato di unicità e originalità. Quindi, anche il processo è tornato all’arcaica manualità ma avvalendosi di tecniche e materiali contemporanei, ad esempio impiegando smalti atossici e senza piombo, utilizzabili addirittura per uso alimentare.

Spediamo i nostri prodotti in tutto il mondo e le normative da seguire sono severe. Su questo piano ho notato che, in altri mercati, la qualità dei prodotti ceramici è molto più bassa di quella prodotta in Italia. Mi sono sempre impegnato nello sperimentare soluzioni estetiche nuove, sia nell’uso della superficie che nell’evoluzione del decoro, procedendo un po’ come un alchimista. Cerco sempre di tenere a mente che ciò che faccio ha sempre un confronto quotidiano nelle case e nelle vite delle persone.

Produciamo sia ceramiche per stoviglie che per pavimenti e rivestimenti. Abbiamo eseguito lavori di ristrutturazioni di chiese, sia per la copertura di cupole maiolicate sia per riproduzioni di pavimenti del ‘700: due di queste sono la chiesa di Santa Teresa di Altamura e il campanile di Chiesa di San Nicola a San Paolo di Civitate (FG). Un altro progetto per me significativo è stato di intervento urbano, ossia il rivestimento maiolicato per la Villa Comunale Schwerte di Cava dei Tirreni (SA). In Italia e all’estero abbiamo curato l’arredo di locali, pizzerie e ristoranti, creando decori e linee ad hoc per l’esigenza dei clienti.

Per me, questo è un lavoro che dà soddisfazioni specialmente nell’atto creativo e in quello conclusivo. Nel primo, con la materia da lavorare, riesci a trasmettere quello che avevi solo immaginato attraverso la fisicità del corpo; nel secondo, quando vedi il tuo prodotto che acquisisce la valenza desiderata collocato nello spazio definitivo. Oltre questi aspetti, per me essere artigiano, oggi, vuol dire far fronte a numerosi sacrifici, in quanto mi interesso di ogni singolo aspetto della mia attività e ciò comporta attenzione e dedizione.

Posso dire che nella figura dell’artigiano vedo una ‘devozione’. Noi diamo vita ad un oggetto prendendocene cura durante l’intero processo produttivo, per poi lasciare a qualcun’altro il piacere di goderselo.

by Fabrizio Aimar

2019-02-05T16:48:32+00:00